sabato 10 marzo 2018

Pausa?

Il motivo per cui sto diventando sempre più infrequente da queste parti, oltre al fatto che ho due blog e il cugino bilingue malvagio ha molto più seguito e quindi richiede più tempo, è che sono nel secondo quadrimestre del mio ultimo anno scolastico, e la maturità si avvicina.

Devo studiare - leggo meno, recensisco meno e sto meno su internet. Il che significa che potrei lasciare questo posto per un tempo per il momento indeterminato.

martedì 6 marzo 2018

Recensione: The Price Guide to the Occult, di Leslye Walton

The Blackburn women are cursed. Ever since the extraordinary witch Rona Blackburn landed on Anathema Island centuries ago and was shunned by the eight "original" settlers, Blackburn witches have been doomed to carry out a brief whirlwind affair with a descendant of the Original Eight.
The vengeful curse, however, had unintended side effects: it diluted the Blackburns' supernatural powers. That's perfectly all right with seventeen-year-old Nor Blackburn. All she wants is a quiet, unremarkable life—her powers are blissfully unexceptional, her love life pretty much nonexistent. Nor hopes the curse has played itself out through enough generations that she'll finally be spared the drama. But when a mysterious book comes out promising to cast any spell for the right price, Nor senses a dark storm headed straight for Anathema—and straight for her.

The Price Guide to the Occult è un libro paranormale che probabilmente farà parte di una serie, ma se questo sia vero non è stato ancora annunciato. È anche il secondo libro che ho letto da parte di Leslye Walton, e posso dire che mi è piaciuto molto di più di The Strange and Beautiful Sorrows of Ava Lavender (che è, secondo me, uno dei libri più sopravvalutati della storia).
Racconta la storia di Nor, una ragazza che potrebbe, forse, aver ereditato la maledizione familiare che destina tutte le donne Blackburn ad avere storie romantiche brevi e tormentate.

Piacevolezza: 1
Per un libro piuttosto lento, l'ho letto con una velocità che mi ha sorpresa. Forse no, non stava succedendo molto, ma l'atmosfera incantata di questa isola misteriosa mi ha tenuta attaccata alle pagine.

Stile: 1,25
Leslye Walton ha uno stile complesso ed elegante, che riesce ad essere dettagliato senza appesantire mai la storia; ho trovato che nonostante la tendenza dell'autrice alle numerose descrizioni il libro fosse generalmente piuttosto scorrevole. L'unica cosa che non ho amato erano le parti di transizione tra una scena e l'altra - spesso le ho trovate piuttosto goffe, e mi è capitato di pensare che alcune scene fosse state interrotte troppo presto.
Ho amato l'atmosfera. Il libro è ambientato su un'isola sulla costa nord-est degli USA, ed è un posto piovoso, umido e pieno di vegetazione - perfetto come sfondo per una storia che parla di streghe. Non leggevo un libro così atmosferico da quando ho finito Spellbook of the Lost and Found di Moïra Fowley-Doyle.

Originalità: 0,5
Leslye Walton ha uno stile che amo, scrive atmosfere perfette, ma non è poi così brava per quanto riguarda la trama. Per prima cosa, avrei potuto fare a meno del triangolo amoroso - è il 2018, i triangoli tra due ragazzi e una ragazza erano già passati di moda tre anni fa e li lascerei lì - ma anche se quello non ci fosse stato (e diciamolo, era davvero non necessario), avrei comunque dovuto dire che il libro è incredibilmente prevedibile, perché ho indovinato ogni colpo di scena almeno 100 pagine prima, e se questo libro avrà dei seguiti (e ne ha bisogno, perché ha lasciato una quantità enorme di cose in sospeso), penso di sapere già in che direzione siano destinati ad andare.
Detto questo, non posso dire che questo libro sia completamente non originale. Magari ho già letto molti libri con una trama simile, ma la sensazione che questo libro lascia - ti immerge nell'ambientazione, ti introduce a una storia di maledizioni e libri di incantesimi per scivolare sempre più rapidamente in territorio inquietante - è stata piuttosto unica. In più, non mi era mai capitato di leggere un libro fantasy la cui protagonista ha la depressione e un passato di autolesionismo. All'inizio della storia Nor è già in cura, è menzionato che va dalla psicologa e che sta migliorando (personaggi fantasy che migliorano grazie a cose realistiche e non alla magia!), ma durante il libro deve comunque combattere il desiderio di farsi del male ogni tanto, ed è la prima volta che vedo qualcosa del genere in un libro che non è contemporary.

Come protagonista, Nor mi è piaciuta molto. È una ragazza che ha avuto un passato molto complicato a causa della madre irresponsabile e poi direttamente abusiva, e che ora vive con le nonne (nonne gay che sono streghe? Nonne gay che sono streghe), ma che ha comunque dovuto lasciare la scuola a causa di quello che le è successo e le sue ripercussioni anni dopo.
Tra i personaggi secondari mi è piaciuta molto Savvy, una ragazza nera con i migliori outfit possibili, e mi è piaciuto che la sua amicizia con Nor fosse tanto sviluppata quanto la storia romantica. Quest'ultima non mi è piaciuta - non solo era un triangolo, i due ragazzi erano anche molto poco sviluppati e uno dei due era direttamente odioso.
Se la famiglia di Nor mi è piaciuta, devo fare un'eccezione per sua madre - come nemica era piuttosto poco approfondita e un po' monotona.
Aggiungo 1 punto.

Totale: 3,75 su 5

venerdì 2 marzo 2018

Recensione: Too Like the Lightning, di Ada Palmer

Mycroft Canner is a convict. For his crimes he is required to wander the world being as useful as he can. Carlyle Foster is a sensayer – a spiritual counselor in a world that has outlawed the public practice of religion, but which also knows that the inner lives of humans cannot be wished away. The world into which Mycroft and Carlyle have been born is as strange to our 21st-century eyes as ours would be to a native of the 1500s. It is a hard-won utopia built on technologically-generated abundance, and what seem to us normal gender distinctions are now distinctly taboo in most social situations. And most of the world's population is affiliated with globe-girdling clans of the like-minded, whose endless competition is carefully managed by central planners of inestimable subtlety.
And in this world, Mycroft and Carlyle have stumbled on the wild card that may destablize the system: the boy Bridger, who can effortlessly make his wishes come true. Who can, it would seem, bring inanimate objects to life...

Too Like the Lightning è il primo libro nella serie fantascientifica utopica Terra Ignota, seguito da Seven Surrenders, The Will to Battle e Perhaps the Stars (2019).
È un libro molto particolare, raccontato da un criminale, che è il narratore e lo scrittore della storia; segue quattro giorni in cui la situazione politica di questa società futura sta precipitando.

Originalità: 1
Sono consapevole del fatto che per recensire questo libro avrei bisogno di leggerlo di nuovo, ma questo non succederà, almeno non per un lungo tempo, quindi lo recensisco adesso.
Dico questo perché ho trovato diverse parti di Too Like the Lightning così dettagliate e così aliene da risultare praticamente incomprensibili, ma sono sicura che con una rilettura tutto tornerebbe. Semplicemente, non ho intenzione di farlo. Non nei prossimi mesi, sicuramente.
Questo non significa, ovviamente, che io non sia stata in grado di notare quanto questo libro sia originale e davvero unico nel suo genere (nota maligna: e forse è meglio così).
Too Like the Lightining è ambientato nel 2454. Gli abitanti della terra ti direbbero che vivono in un'utopia. Sarà vero?
Questa è una società dove la tecnologia ha permesso di eliminare molti problemi come la mancanza di risorse, la durata ridotta della vita, gli incidenti d'auto. È anche una società che utilizza la censura per permettere la libertà, ritenendo che la religione possa essere dannosa - a tal punto che tre persone che discutono di religione e sono della stessa opinione sono legalmente ritenute una chiesa e sono in quanto tale illegali. È una società che ha reso il genere illegale senza liberarsi completamente degli stereotipi sessisti, creando praticamente un disastro. È questa un'utopia? Il nostro narratore fa velatamente (e ogni tanto, non molto velatamente) che non è necessariamente d'accordo, ma spesso le proposte reazionarie che fa sono alternative ancora peggiori, anche perché Mycroft è una persona orribile.
Mycroft ritiene che il genere fosse una cosa importante, proprio come la filosofia del 1700, quindi decide di parlare "nella lingua dei filosofi del diciottesimo secolo", che include, ovviamente, pronomi di genere. Peccato che Mycroft non abbia mai idea di come usarli. Non solo non rispetta ciò con cui i personaggi si identificano, visto che nessuno lo fa, neanche si basa sull'aspetto delle persone a cui assegna ai pronomi - no, si basa sulle sue idee stereotipate di cosa siano la femminilità e la mascolinità. E le sue idee sono strane, quasi come se un alieno stesse cercando di capire il genere.
Per questo le recensioni che hanno ritenuto che questo libro fosse problematico mi hanno lasciata un po' perplessa. Questa è un'utopia autoproclamata, ma la sua attitudine verso il genere è tutto fuori che progressiva... quindi il libro è problematico? A me sembra piuttosto evidente che questa è una società imperfetta, se non una distopia, che si è autoconvinta di essere perfetta - la linea tra utopia e distopia è sottile. E no, il libro non lo dice esplicitamente, perché Ada Palmer è una scrittrice di libri per adulti che dà per scontato che i suoi lettori siano in grado di semplice comprensione del testo. Evidentemente si sbagliava, ma spero che non cambi.

Piacevolezza: 0,5
Mi piacerebbe molto discutere questo libro, ma è anche vero che non lo consiglierei a nessuno a meno che non sia una persona che io detesti un po'; e sì, c'è così tanto da discutere che questo libro sarebbe perfetto per un club di lettori o qualcosa del genere, se non si tiene conto del fatto che la maggior parte dei lettori, essendo dotati di buon senso, interromperanno la lettura dopo qualche capitolo.
Perché Too Like the Lightning è illeggibile.
È un libro di 400+ pagine che si svolge in quattro giorni, scritto in uno stile antiquato, che descrive una complicatissima società futuristica su cui Mycroft si ostina a dare una quantità enorme di dettagli, piena di personaggi di cui mai mi ricorderò il nome. Il pacing è pessimo, il libro si trascina da una considerazione filosofica a qualche altro commento delirante del narratore, come per esempio:

Why is visor not spelled with a z, reader? Surely an object so associated with futurism should contain one of the futurist letters, z or x. It feels right to say vizor, not visor, lazer, not laser.

Mycroft, stai bene?
Mi ci sono voluti dieci tentativi per finire il primo capitolo. Il primo a maggio 2017, subito dopo aver letto Radiance di Catherynne M. Valente, probabilmente uno dei libri più difficili da seguire che io abbia mai trovato. Ma provando Too Like the Lightning non capivo niente.
A distanza di quasi un anno, posso dire che ce l'ho fatta, che lo considero un buon risultato, e che comunque ho capito meno di metà di quello che stava succedendo.
Perché l'ho finito, quindi? Perché le domande che questo libro pone, i temi a cui ti fa pensare, sono davvero molto interessanti, e in più conosco la maggior parte dei filosofi citati perché li ho studiati l'anno scorso, quindi è stata un'esperienza molto particolare.

Stile: 1
Stile? Illeggibile, ovvio.
Il libro è narrato completamente da Mycroft, e Mycroft è un pessimo narratore. È irritante, pretenzioso, fa tantissime assunzioni su quello che penserà il lettore, si rivolge spesso al lettore interrompendo la storia, aggiunge infodump dopo infodump e molto probabilmente mente spesso - ma questa è un'impressione. Ma tutti questi difetti sono parte della caratterizzazione, e nonostante rendessero spesso il libro irritante, sono anche ciò che mi hanno fatto continuare a leggerlo. Forse questo non ha molto senso, ma è così.
In alcuni modi, questo libro mi ha ricordato That Inevitable Victorian Thing, perché sono entrambi romanzi utopici così pieni di infodump che mi chiedo come abbiano fatto ad essere pubblicati. Ma, a differenza del libro di E.K. Johnston, Too Like the Lightning non ha paura di affrontare ciò che ha bisogno di essere affrontato:

  • so come funziona questa società. È chiaramente ispirata alle filosofie del diciottesimo secolo, ma non è semplicemente una monarchia importata nel futuro; non funzionerebbe;
  • questa società, che i personaggi considerano un'utopia, questa volta non è presentata come un utopia. Una differenza sottile, forse, ma c'è;
  • il libro non ha paura di mostrare difetti e ipocrisie della società. Come al solito, la fantascienza per adulti dimostra la sua superiorità su qualunque cosa che sia mai uscito tra i libri young adult.
Sì, questo libro era pieno di infodump, ma il risultato è che otteniamo un mondo così complesso che sembra quasi reale e estremamente alieno nello stesso tempo. Posso quasi perdonarne la lentezza; forse leggerò anche il seguito.

Mycroft Canner è una persona orribile, una persona orribile scritta molto bene. I dettagli sono spoiler, ma non iniziare questo libro aspettandoti un eroe. Essendo l'intero libro raccontato esclusivamente nel suo punto di vista, è anche il personaggio più approfondito, ma questo non significa che gli altri non siano degni di nota.
Ci sono gli abitanti del bash (equivalente dell'unità familiare in questa società), come Thisbe, che crea le smelltracks (come una soundtrack, ma di odori) per i film; c'è Ojiro Cardigan Sniper, sportivo e celebrità con molti segreti, di cui tutti si innamorano (di lui, o delle bambole fatte come lui. Lunga storia.); ci sono i gemelli set-set (a metà tra essere umano e macchina) che controllano tutte le automobili del mondo; e molti altri. Infine c'è Bridger, un bambino dai poteri misteriosi che potrebbe spedire il mondo nel caos.
E c'è Carlyle, il povero sensayer che è stato assegnato a questo bash. E ci sono praticamente tutti i governanti dei vari "hives" (alveari. Le nazioni non esistono più, in pratica), di cui faticavo a ricordare i nomi, tanto meno le loro personalità, ma è stato un pasticcio molto interessante da leggere.
Aggiungo 1,5 punti perché ho odiato praticamente chiunque ma nessuno era poco sviluppato, nonostante la narrazione facesse del suo meglio per far addormentare il lettore.
Ma almeno è stato memorabile?

Totale: 4 su 5

lunedì 26 febbraio 2018

Try A Chapter Tag #6

La sesta tag nella serie Try a Chapter (creata nel 2015 da BookParadise).

Nella Tag precedente ho letto i primi capitoli di otto libri:
The Last Namsara, di Kristen Ciccarelli - ho deciso di non leggerlo nel post
Shimmer and Burn, di Mary Taranta - ho deciso di non leggerlo nel post
The Dreadful Tale of Prosper Redding, di Alexandra Bracken - lo leggerò, forse
All the Birds in the Sky, di Charlie Jane Anders - probabilmente non lo leggerò
Bone Gap, di Laura Ruby - se non ne ho voglia questa estate, lo eliminerò
Furthermore, di Tahereh Mafi - ho deciso di non leggerlo nel post
The Citadel of Weeping Pearls, di Aliette de Bodard - ho deciso di non leggerlo nel post
Theft of Swords, di Michael J. Sullivan - ho deciso di non leggerlo nel post
Into the Drowning Deep, di Mira Grant - lo leggerò
Jade City, di Fonda Lee - non penso faccia per me

Everless, di Sara Holland
Questo è un libro fantasy in cui il tempo che rimane a una persona può essere estratto dal suo sangue e usato come monete. Ovviamente, i ricchi diventano immortali.
L'inizio di questo libro mi ha ricordato Red Queen, e non posso dire che questo sia un buon segno. Anche se a tratti sembrava avere del potenziale, ho già trovato dei cliché nelle prime pagine, e questo sembra proprio il tipo di fantasy che ho deciso di evitare quest'anno.
Peccato, perché la copertina mi piace.

In Other Lands di Sarah Rees Brennan
Non avevo mai letto niente da parte di questa autrice a parte alcune storie brevi scritte in collaborazione con Cassandra Clare, quindi questo è stato particolarmente interessante - anche perché mi ha fatto capire che al momento non sono per niente interessata a leggere nulla di suo. Penso che questo libro sia un middle grade, e in pratica il primo capitolo è un ragazzino che si lamenta.

A Conspiracy of Stars, di Olivia A. Cole
La mia opinione dei libri YA sci-fi - o meglio, la mia convinzione della loro mediocrità - continua ad essere confermata una volta dopo l'altra. Questo primo capitolo non è stato eccezione, e mi ha dimostrato che lo stile della scrittrice è, infatti, scarso.
Non iniziare il tuo libro con una serie di infodump e monologhi interni piuttosto dimenticabili! Non ho nessuna voglia di leggerlo adesso.

Before I Let Go, di Marieke Nijkamp
Questo è un thriller la cui premessa mi ricorda Far From You, che non ho amato, ma potrebbe anche avere un aspetto paranormale, il che sembra molto interessante. In più, mi è piaciuto ciò che ho letto da parte di questa autrice nell'antologia The Radical Element, quindi voglio provare qualcos'altro che ha scritto. E il primo capitolo non era male.
Dare Mighty Things, di Heather Kaczynski
Volevo dare una possibilità a questo libro perché è un YA la cui protagonista è asessuale, il che non succede quasi mai, ma non lo leggerò. Non quando la protagonista inizia parlando positivamente dell'eugenetica (la manipolazione genetica è ok! Non puoi chiedere che tuo figlio abbia gli occhi azzurri ma puoi chiedere che non abbia nessun tipo di disabilità perché i disabili non hanno il diritto di esistere e la minima deviazione dalla normalità è ovviamente uno svantaggio, non ha importanza se moltissime cose sono state scoperte/inventate/migliorate da persone che avevano disabilità mentali). Magari questo viene cambiato o affrontato più avanti nel libro, ma non ne posso essere sicura e non sono interessata a spendere per saperlo.
Non so, magari non introdurre l'eugenetica in una società che non è considerata né affrontata come distopica...?

An Unkindness of Magicians di Kat Howard.
Guerre tra casate di maghi in New York? Sembra un'ottima idea, soprattutto vedendo ciò che ha fatto la protagonista nei primi paragrafi. Certo, le auto volanti sono una cosa di tutti i giorni in una città come quella.
Ho anche sentito dire che diventa piuttosto disturbante più si va avanti, quindi ora sono decisamente interessata a leggerlo. E pensare che lo avevo quasi scartato.

A Million Junes, di Emily Henry
Non ho mai letto un libro da parte di Emily Henry, ma posso dire che il suo stile mi è piaciuto. Non ho avuto molte cose da dire su questo primo capitolo a parte che lo stile è carino, ma non penso che leggerò questo libro perché sembra molto concentrato sulla storia romantica e questo tipo di libri di solito non fanno per me.
Continuerò comunque a tenere l'autrice in considerazione, se pubblicherà qualcos'altro in futuro.

You'll Miss Me When I'm Gone, di Rachel Lynn Solomon
Due gemelle ebree che non vanno molto d'accordo hanno una madre con la còrea di Huntington. Secondo il test genetico che hanno fatto, una di loro la erediterà. L'altra no. Questo ovviamente ha molte conseguenze sul modo in cui vedono loro stesse e l'un l'altra.
Non posso dire che questo primo capitolo fosse fantastico, visto che la protagonista ci sta provando con un insegnante, ma ho sfogliato il resto dell'anteprima e la storia sembra interessante. Lo tengo in considerazione.

Too Like the Lightning, di Ada Palmer
Questo era sicuramente originale? Almeno posso dire questo. È ambientato in un lontano futuro ed è narrato da un criminale, c'è un bambino magico e l'approccio di questo mondo rispetto alla religione è sicuramente interessante. Lo voglio leggere solo per sapere cosa stia succedendo.

Beasts Made of Night, di Tochi Onyebuchi
Forse non dovrei fidarmi così tanto perché praticamente tutte le recensioni di questo non sono positive, ma ho amato questo primo capitolo. È ambientato in un mondo fantasy ispirato da tradizioni nigeriane, e il protagonista è un Aki, mangiatore di peccati (l'unico altro libro che affrontava questo tema, anche se in un'ambientazione totalmente diversa, era The Sin-Eater's Daughter e l'ho amato).
In più, la copertina è bellissima.

The Hazel Wood, di Melissa Albert
Per un libro così pubblicizzato, non aveva un inizio poi così interessante, a meno che non ti piaccia davvero leggere di una ragazza ossessionata in modo inquietante (...come se fossero dei bei ricordi?) con la persona che l'ha rapita quando era solo una bambina. Lo stile mi piace, quindi terrò il libro in considerazione, ma non è una priorità.


sabato 24 febbraio 2018

Recensione: The Unbinding of Mary Reade, di Miriam McNamara

There’s no place for a girl in Mary’s world. Not in the home of her drunk mother, not in the household of her wealthy granny, where a girl could never be named an heir. And certainly not in the arms of Nat, her childhood love who never knew her for who she was. As a hired sailor aboard a Caribbean merchant ship, Mary’s profession and safety depend on her ability to disguise the fact that she’s a girl.
Leastways, that’s what she thinks is true. But then pirates attack the ship, Mary spots something she never could have imagined: a girl pirate. In a split-second decision, Mary turns her gun on her own captain and earns herself a spot among the pirates’ crew.
Mary now has a shot at freedom. But imagining living life as her true self is easier, it seems, than actually doing it. And when Mary finds herself falling for the captain’s mistress, she risks everything—her childhood love, her place among the crew, and even her life.

The Unbinding of Mary Reade è un libro historical fiction autoconclusivo e il debutto di Miriam McNamara. Racconta la storia di Mary Read (una pirata inglese che è esistita davvero) prima e dopo che incontrasse Anne Bonny, altra ragazza pirata di cui si innamorerà.

Piacevolezza: 0,5
I libri historical fiction finiscono sempre in questa trappola. Non so cosa è che sbagliano, o se ci sia qualcosa di sbagliato con me, ma anche quelli che mi sono piaciuti - And I Darken, per esempio - finiscono sempre per annoiarmi a morte (i fantasy storici no, o almeno non tutti, il che è ciò che mi rende perplessa). The Unbinding of Mary Reade non è eccezione. Uno direbbe che una storia con una premessa del genere non potrebbe essere noiosa, e invece.

Originalità: 0,25
Questo libro è completamente prevedibile. C'è una ragazza che si traveste da ragazzo, quindi ovviamente verrà scoperta e ci sarà un tentativo di stupro. C'è un triangolo amoroso tra due ragazze e un ragazzo, ma visto che questo libro è pubblicizzato come "pirati f/f", sappiamo già come finisce. Non c'è un singolo aspetto di tutto questo che io non sapessi già quando ho iniziato il libro.
Ma ciò che mi è piaciuto di meno è il fatto che la parte dei pirati era piuttosto poco importante. Non c'è avventura né esplorazione, una parte significativa del libro neanche si svolge sulla nave, e tutto il conflitto è dovuto ad omofobia e sessismo. Non voglio dire che la loro presenza sia inaccurata, visto che questo è un romanzo storico, ma quando inizia la parte interessante - Anne e Mary fanno i pirati insieme, smettono di comunicare male e iniziano le loro avventure - il libro finisce.
Sembra che le persone che non sono etero non possano essere parte di storie che non parlano solo di omofobia, anche quando sono pirati.

Stile: 0,75
Il libro è raccontato solo dal punto di vista di Mary, e i capitoli sono alternati tra il passato (prima che incontrasse Anne) e il futuro, il che non sarebbe stato un problema se i capitoli passati non avessero altra funzione che rallentare il pacing. La backstory di Mary avrebbe potuto essere inserita con qualche paragrafo qua e là e magari due scene di flashback, invece no, dobbiamo vedere quanto era ossessionata con questo ragazzo con cui sappiamo già che non succederà niente.
In più, lo stile non era neanche gran che.

Aggiungo 0,5 punti.
La caratterizzazione di tutti era mediocre. Mary è l'unico personaggio con un minimo di profondità, ma tutto ciò che fa è cercare di nascondere che in realtà lei è una ragazza. Interessantissimo.
Anne era un po' uno stereotipo, ma non mi è dispiaciuta particolarmente, e alla fine della storia Mary e Anne mi piacevano anche come coppia, ma non posso dirmi di essermi affezionata a loro - non sembravano in grado di comunicare in modo decente e cambiavano idea su quello che volevano fare ogni due minuti.
I personaggi secondari erano generalmente dimenticabili.

Totale: 2 su 5

mercoledì 21 febbraio 2018

Recensione: The Queen of Ieflaria, di Effie Calvin

Princess Esofi of Rhodia and Crown Prince Albion of Ieflaria have been betrothed since they were children but have never met. At age seventeen, Esofi’s journey to Ieflaria is not for the wedding she always expected but instead to offer condolences on the death of her would-be husband.
But Ieflaria is desperately in need of help from Rhodia for their dragon problem, so Esofi is offered a new betrothal to Prince Albion’s younger sister, the new Crown Princess Adale. But Adale has no plans of taking the throne, leaving Esofi with more to battle than fire-breathing beasts.

The Queen of Ieflaria è il primo libro in una serie fantasy chiamata Tales of Inthya. Anche se il titolo del secondo libro non è ancora noto, si sa che seguirà altri personaggi.
Questo libro inizia con il punto di vista di Esofi, che era stata promessa sposa ad Albion, principe di Ieflaria. Albion è recentemente morto in un incidente, e quindi ora Esofi è promessa a sua sorella, Adale.

Piacevolezza: 0,75
Questo libro è una storia romantica fantasy molto tranquilla, e nonostante il pacing si trascinasse un po' a tratti - non è esattamente un libro che procede velocemente, nonostante la lunghezza ridotta - l'ho trovato comunque molto piacevole.

Esofi e Adale sono ciò che hanno reso questo libro interessante. Esofi è la principessa perfetta, che conosce come navigare una corte che potrebbe star tessendo trame contro di lei, e soprattutto è in grado di fare magie che potrebbero risolvere il problema di Ieflaria (che è, da qualche anno a questa parte, infestata da draghi feroci).
Adale è il suo contrario. Non si aspettava di ereditare il trono, non sa come comportarsi a corte, è introversa e impacciata, ma sta facendo del suo meglio. Mi è piaciuto come questo libro mostrasse che essere bravi a convincere le persone non è l'unica cosa che ti rende un buon regnante: questa abilità non servirà a molto se non vedi i tuoi sudditi come esseri umani. E magari Adale non sarà mai la migliore regina di Ieflaria, ma non sarà da sola, ed è cresciuta molto nel corso del romanzo.
La storia d'amore tra Adale ed Esofi è ciò che tiene insieme il libro, ed era scritta molto bene; le ho amate, ma non posso dire lo stesso dei personaggi secondari, che erano tutti piatti, stereotipati e dimenticabili.
Aggiungo 1,25 punti.

Originalità: 0,5
Anche se la trama l'ho trovata piuttosto prevedibile - quando i tuoi personaggi secondari sono così poco profondi che li potrei facilmente dividere in buoni e cattivi, il libro sarà prevedibile - il mondo mi è piaciuto molto, e non è che in ogni caso io giudichi i libri romance in base ai colpi di scena (perché, nonostante qui ci siano unicorni, draghi e magia, questa è una storia romantica, non un fantasy. Ha più romance di The Tiger's Daughter, per riferimento.)
Ciò che ho amato di questo mondo è che non solo non c'è omofobia e praticamente chiunque è pansessuale, il mondo tiene anche in considerazione il fatto che esistono persone trans/non-binarie, e c'è un dio non-binario. Questo è estremamente raro nei fantasy per ragazzi.
La storia affronta anche alcuni temi molto interessanti, come il conflitto tra magia e scienza e cosa succede in un regno quando una delle due viene meno, ma ho trovato che questo argomento fosse di sfondo e non esplorato abbastanza. Ciò che ho visto, comunque, era bello.

Stile: 0,75
Questo libro è diviso in capitoli molto lunghi, nei punti di vista alternati di Esofi e Adale. Lo stile non mi ha entusiasmata - le descrizioni erano molto vaghe e generiche, i dialoghi talvolta forzati - ma non era pessimo, soprattutto dopo che ha perso l'abitudine iniziale di seminare infodump.

Totale: 3,25 su 5

lunedì 19 febbraio 2018

Recensione: The Prey of Gods, di Nicky Drayden

In South Africa, the future looks promising. Personal robots are making life easier for the working class. The government is harnessing renewable energy to provide infrastructure for the poor. And in the bustling coastal town of Port Elizabeth, the economy is booming thanks to the genetic engineering industry which has found a welcome home there. Yes—the days to come are looking very good for South Africans. That is, if they can survive the present challenges:
A new hallucinogenic drug sweeping the country...
An emerging AI uprising...
And an ancient demigoddess hellbent on regaining her former status by preying on the blood and sweat (but mostly blood) of every human she encounters.
It’s up to a young Zulu girl powerful enough to destroy her entire township, a queer teen plagued with the ability to control minds, a pop diva with serious daddy issues, and a politician with even more serious mommy issues to band together to ensure there’s a future left to worry about.

The Prey of Gods è un libro sci-fantasy autoconclusivo, e possibilmente la cosa più strana che ho mai letto. È l'unico libro ambientato in Sud Africa che conosco, e segue qualche giorno molto difficile in in un futuro fantasy ma non cronologicamente lontano.

Originalità: 0,75
Ogni volta che ho pensato che questo libro non potesse diventare più strano, questo libro lo ha fatto. È così strano che è difficile recensirlo. No, non sto esagerando; ecco una lista di cose che compaiono qui:
  • allucinazione di una scena di sesso non esplicita tra un granchio e una focena
  • un'invasione di dik-dik, e molte battute brutte su questi dik-dik
  • un virus trasportato dai dik-dik trasporta i superpoteri
  • omicidio di massa; causa: bambina di dieci anni arrabbiata
  • rivolta religiosa delle intelligenze artificiali
  • una cantante pop che combatte attraverso la musica
  • mutaforma
  • ibridi strani, come whippet/iguana e rhionhawks (leone+rinoceronte+falco)
  • resurrezione
  • apocalisse?
Questo libro era così assurdo che arrivava all'esagerazione piuttosto spesso; per questo le decisioni dei personaggi ogni tanto non avevano senso, e la storia sembrava perdere coerenza, ma era tutto così senza senso che questo non mi ha neanche disturbato troppo. Cioè, ora la madre di quella persona è un serpente mostruoso con la capacità di controllare le menti altrui? Ok, immagino.
Le stranezze, però, non distolgono il libro dall'esplorare qualche tema molto interessante, come per esempio l'importanza della famiglia per i personaggi. Ogni personaggio qui ha un rapporto molto particolare con la sua famiglia, compreso il bot.
E magari The Prey of Gods è quel tipo di romanzo che, per sorprendere il lettore, utilizza il nonsenso invece di utilizzare il rovesciamento del convenzionale, ma questo non gli ha impedito di tirare un calcio al cliché bury-your-gays.

Stile: 1
La storia è raccontata in terza persona nel punto di vista di sei personaggi diversi. Se il cambio di PoV non mi ha infastidita troppo - ogni personaggio era chiaramente delineato - ho trovato che molto spesso lo stile fosse troppo semplice, e con questo tipo di libro, uno stile così blando era decisamente potenziale sprecato. Non c'era nulla di sbagliato, non era scritto male, ma volevo un po' di più.

Piacevolezza: 0,75
Il problema di avere così tanti punti di vista, soprattutto in un libro la cui trama non è facilmente individuabile o riassumibile perché non ha molto senso, è che il pacing ne risente, e rende tutto ancora più confuso. Questo libro non aveva senso del tempo, e nonostante molte cose sembrassero avvenire velocemente, il libro in sé era lento.
Devo comunque dire che l'ho letto piuttosto velocemente.

Non sono sicura di chi fosse il protagonista qui. Il primo personaggio che incontriamo è Muzikayise "Muzi" McCarthy, un ragazzo di discendenza irlandese e xhosa che è innamorato del suo migliore amico, Elkin, e sta scoprendo di avere un potere molto particolare, proprio in un momento cruciale della sua vita. Muzi ha un nonno tradizionalista, e non sa bene come riconciliare ciò che è con la sua famiglia.

You’ve got this little spark inside, the spark that makes you Muzikayise McCarthy and not Papa and not Mum or Dad, and not anyone else on this planet. And you’ve got to tend to that spark because it’s the most precious thing you’ve got. Love who you want to love, live how you want to live, but promise me, Muzi, that you will not let anyone extinguish what makes you you.

Questa è sua sorella, che si vede solo per una scena, ma che scena.
Ci sono anche delle scene molto brevi nel punto di vista del bot di Muzi, che si rende conto che pensa, e quindi è.
Il terzo personaggio che si incontra è Sydney Mazwai, una donna che lavora in un nail salon e che è segretamente una semidea che vuole portare il terrore in Sud Africa. Senza arrivare al lavoro in ritardo, ovvio. È l'unico personaggio che non mi ha davvero convinta, in quanto è passata da antagonista interessante a cattiva stereotipata di un film di supereroi di scarsa qualità nel corso di pochi capitoli.
Poi incontriamo anche Nomvula, una bambina Zulu di dieci anni che sta scoprendo di avere dei superpoteri terrificanti, ma vorrebbe semplicemente essere amata. È una rappresentazione realistica di quello che succederebbe se i bambini avessero i poteri magici: terrificante.
Stoker (cognome) è un assessore di giorno e una drag queen di notte; durante la storia si rende conto di essere trans e cambia il suo nome: ora è Felicity. È raro vedere questo tipo di racconto con degli adulti, ed è stato molto interessante, in quanto la storia mostra che non è mai troppo tardi per scoprire nuove cose su di te.
L'ultimo PoV è Riya Natrajan, cantante di discendenza indiana che ha un carattere orribile ma che non è poi così male come persona. In più, ha la sclerosi multipla.
Aggiungo 1 punto.

Totale: 3,5 su 5